Primo Carnera - storiesfvg
 

Primo Carnera, the Walking Mountain

 
 

Carnera - The Walking Mountain

RENZO MARTINELLI
 
Per qualche misteriosa ragione, il mio destino è legato al Friuli Venezia Giulia, e in particolare alla terra friulana. Girando prima Porzus, poi Vajont e preparando un prossimo film su Marco d’Aviano, sono stato a lungo a contatto con la gente e la cultura del posto. Durante la mia permanenza in quella regione, qualcuno mi ha parlato di Carnera e mi ha portato a vedere un museo a lui dedicato. Così, si sono risvegliati i ricordi che avevo su questo gigante, e la curiosità mi ha spinto a documentarmi ulteriormente. Pian piano, il mio interesse è diventato un soggetto, poi una sceneggiatura e, infine, un film. 
A questo punto, ripeto ciò che dico spesso: non è un regista a scegliere un film, ma è il film a scegliere il regista. Sei in un luogo e, casualmente, incontri una persona: è così che può nascere l’idea per un’opera cinematografica.
La cosa che più mi ha colpito di lui è stata la sua capacità di diventare mito. Altri personaggi dello sport, che hanno compiuto imprese altrettanto clamorose, sono poi usciti dalla memoria collettiva. Primo Carnera invece, nonostante conquisti il titolo nel 1933 e lo perda nel 1934, diviene una leggenda. Il passaggio da campione a mito non è semplice, e non è così scontato. Mi ha appassionato indagare la sua forza di trasformarsi in qualcosa che va al di là del personaggio. L’analisi che ho svolto attorno alla sua figura s’impernia proprio su questo aspetto. Le risposte che mi sono dato s’incentrano sulla sua capacità di essere leggenda già partendo dalla corporatura: in un’epoca in cui la statura media è un metro e 65, lui supera i due metri. Già questo potrebbe bastare per diventare un personaggio, ma non è tutto. In quell’epoca, il fascismo è al massimo del suo splendore. Sono gli anni che De Felice ha definito “gli anni del consenso”: la conquista dell’impero; la trasvolata oceanica di Balbo; Nuvolari; la vittoria ai campionati del mondo di calcio… Sono anni in cui il fascismo si presenta come movimento politico che produce fenomeni. In questo contesto si inserisce bene Primo Carnera, il gigante che vince il campionato del mondo dei pesi massimi, primo italiano nella storia. Il fascismo lo trasforma nel simbolo della virilità, della forza italica nel mondo.
A questo si aggiunga che quello è anche un tempo di forte emigrazione di italiani, che vanno all’estero per cercare riscatto sociale. Per loro, Carnera rappresenta la prova che si può vincere: se ce l’ha fatta lui, ce la possiamo fare anche noi!
Tutte queste componenti hanno prodotto il mito, credo non ci sia altra spiegazione! Altrimenti, perché ancor oggi si parla di Carnera mentre altri campioni del passato sono scomparsi? Lui ha saputo catalizzare su di sé una serie di istanze della collettività che hanno fatto in modo che diventasse ciò che sappiamo.