Passeggiando nei giardini del Vittoriale degli Italiani, ultima residenza di Gabriele d’Annunzio, ci si può imbattere in una lapide recante la scritta
MARIA D’ANNUNZIO
NATA DUCHESSA HARDOUIN DI GALLESE
Ma quanti sanno chi portava quel nome? Quanti conoscono la “favola bella” dell’unica moglie del vate? Perché la strenua difesa del suo amore per il Poeta non ha mai trovato il giusto spazio? Forse perché il mito del “fino amatore” può esserne compromesso?
Questo libro racconta la storia della donna che fu accanto a d’Annunzio per tutta la vita, e che gli diede tre figli. Avrà raggiunto il suo scopo se, dopo averlo letto, qualcuno si fermerà a rivolgerLe un pensiero d’amore.
Prefazione
di JeiVi Colefan
Si dice che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. Io, che credo altrettanto vero il contrario e la reciprocità, penso che l’affermazione sia adatta a questo caso.
Mi chiedo, dunque, cosa sarebbe stato di Gabriele d’Annunzio se non avesse sposato Maria Hardouin di Gallese, e se il loro matrimonio si fosse rivelato solo un’avventura temporanea tra due creature fragili. Cosa sarebbe stato di lui e della sua arte, se lei non avesse creduto alla sacralità del loro legame; se non avesse avuto il coraggio di ricominciare ogni volta che lui la tradiva e l’abbandonava; se avesse avuto pure lei l’insana voglia di ferire, colpire, vendicarsi.
A queste domande non ho risposta; so bene, invece, che raramente s’incontra una coppia da romanzo capace di vivere l’amore come fecero Maria e il suo Poeta. Anche se lui ebbe altre passioni, nuovi interessi e diversi contenuti della memoria, fu sempre lei l’Unica. Perché, dopo esser stata sua musa, moglie e madre dei suoi figli, scelse di essere sua costante sostenitrice, tenace fanatica della sua arte, instancabile ammiratrice del suo genio. Eppure, il ruolo di Maria di Gallese è sempre stato ritenuto marginale nella storia umana e letteraria del Vate, forse perché dalle donne di d’Annunzio, in genere, ci si aspettano solo certi contributi. “Così va il mondo”, vien da dire, ma è, questa, un’espressione che non mi corrisponde!
Pur se non vissero sempre sotto lo stesso tetto, furono eternamente insieme con il cuore. Per capire l’intensità del loro rapporto, è sufficiente leggere le numerose lettere che si scambiarono durante i cinquantacinque anni di matrimonio. Soprattutto le ultime quando, già anziani, si scrivevano le parole che userebbero due ragazzini presi dal primo grande amore.
Dopo un lungo ripensamento, ho deciso che è necessario scoprire quelle carte, documento di un amore autentico, perché il mondo ha bisogno d’amore. Soprattutto ora che i legami, come fili sottili e misteriosi, si rompono con estrema facilità; ora, che poco tempo è sufficiente perché tutto cambi, ogni promessa si dimentichi, qualsiasi sentimento finisca avvolto dall’oscurità!