«La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi…» (1Cor 1, 6-7). Questa potente affermazione di San Paolo può efficacemente sintetizzare la straordinaria fecondità dell’esistenza di Padre Venanzio Renier, a cui la Provvidenza ha concesso di attraversare l’intero secolo XX fino a vedere l’alba del Terzo millennio.
Egli ha vissuto nella sua carne i fatti tragici (le due guerre mondiali e i totalitarismi) e gli eventi epocali che hanno cambiato sia la storia civile (le radicali trasformazioni nel mondo del lavoro, l’emigrazione dalle campagne più povere alle metropoli industriali, la nascita e l’enorme sviluppo della civiltà delle reti, il ’68 e il crollo del Muro di Berlino, la globalizzazione, la crescita esponenziale di quello che io amo definire “meticciato di civiltà”…), sia la storia religiosa (il succedersi di ben nove Pontefici, il Concilio Vaticano II…) dei nostri popoli.
Ha raggiunto il rarissimo traguardo del 75° di sacerdozio, ha conosciuto personalmente Santi e Beati (da San Leopoldo Mandič a San Pio da Pietrelcina, dal Beato Andrea Longhin al Beato Giovanni XXIII), ha incontrato l’imperatrice d’Austria, Mussolini, De Gasperi… Ha insegnato filosofia e teologia, sacra scrittura e greco biblico, ebraico e diritto canonico. È stato difensore del vincolo e giudice del Tribunale ecclesiastico, cappellano degli operai, predicatore instancabile, vice postulatore della causa del Beato Marco d’Aviano… Ma, in tutto questo, è stato anzitutto un fedele testimone del Signore Gesù al quale si è consacrato fin dall’età giovanissima.
Nella lunga scia della sua vita brillano particolarmente alcune luci che bene illustrano l’operosa, infaticabile missione di questo grande figlio di Francesco e della Chiesa. Mi limiterò a qualche rapido cenno. In tutte le circostanze, anche le più drammatiche, Padre Venanzio seppe trovare uno spiraglio di francescana positività, aperto e fiducioso come un bambino, ma anche solido e profondamente realista: «In quel tempo, la diocesi di Venezia era retta dal patriarca Piazza, che fu incaricato dalla Santa Sede di essere a contatto con gli occupatori tedeschi. Per questo, avevamo la certezza che non avrebbero bombardato la città. Sono convinto che quando si dialoga, qualche bene viene sempre, perfino dal diavolo!»
Il suo insegnamento fu sempre limpido, anche di fronte alle provocazioni più difficili, e fortemente ancorato alla sana dottrina. Rispondendo ad una domanda sul principio ispiratore delle sue decisioni prese quand’era difensore del vincolo presso il Tribunale ecclesiastico, dice: «Semplicissimo! L’unico principio che deve guidare la Chiesa è questo: ciò che Dio ha unito l’uomo non può separare. Io dovevo appurare se un matrimonio era valido o invalido: o il vincolo c’era o non esisteva”. O ancora, sullo spinoso tema del celibato dei sacerdoti: «Non è il celibato a causare crisi vocazionali, e i provocatori di scandali all’interno della Chiesa sono, in realtà, una parte infinitesimale. È che, purtroppo, chi fa informazione mette in risalto i mali della Chiesa per giustificare i propri».
Anche le più scottanti questioni che oggi travagliano le nostre società europee (dall’aborto ai respingimenti, dalla laicità dello Stato al rapporto con l’Islam) trovarono in Padre Renier un giudizio sapiente e coraggioso. Basti qualche flash: «Io ritengo che l’esempio arriverà da Oriente, dai musulmani convertiti al cristianesimo: saranno loro i primi propagandisti del cristianesimo di fronte agli occidentali scristianizzati. Cristo merita di essere amato, onorato, servito e proposto - ciò fa salvo il rispetto dell’altro - non imposto». «E noi non dobbiamo aver paura di essere soffocati dai musulmani; no, dobbiamo convertirci per convertire anche loro, secondo il comando di Cristo. L’Europa unita ha una bella missione da compiere: persuadere alla conversione la Turchia» .
Sono grato all’iniziativa di coloro che ci hanno messo a disposizione il presente prezioso strumento, che ci aiuta a seguire questa importante e quanto mai attuale indicazione: «Dobbiamo sempre aver fiducia in Dio e mai lasciarci andare alla rassegnazione, al vittimismo, ad una vita ripiegata: Dio alla fine trionfa».
+ Angelo card. Scola
patriarca di Venezia