Marco d' Aviano - storiesfvg

Marco d'Aviano e Innocenzo XI in difesa della Cristianità

 

Le gloriose esistenze del beato Marco d’Aviano e del beato Innocenzo XI si svolsero interamente nel Seicento, secolo in cui l’Europa era impegnata nella difficile e rischiosa lotta contro il pericolo di essere conquistata e sottomessa dall’impero ottomano, e perdere così la sua qualità specifica che era, ed è, la matrice cristiana.
Oltre trecento anni sono trascorsi dallo storico giorno - 12 settembre 1683 - della battaglia che liberò Vienna, e l’Europa intera, dal grave pericolo che incombeva sulla tutta la cristianità.
Già dal 14 luglio, le truppe ottomane accerchiavano la capitale del Sacro Romano Impero col proposito di arrivare a Roma, la sede del papato. Le truppe cristiane a difesa della cristianità erano, per diverse cause di carattere politico, composte d’un numero di uomini assai inferiore rispetto all’armata turca. Se l’attacco cruciale non sortì gli effetti sperati dal sultano Mehemet IV, il merito va ascritto a papa Innocenzo XI, che finanziò abbondantemente la protezione dello spirito del cristianesimo, e al cappuccino Marco d’Aviano, inviato nel mese di agosto dal Santo Padre in qualità di legato pontificio con speciali poteri spirituali. Per anni, il frate avianese aveva svolto la sua opera di missionario presso i protestanti di Germania e i giansenisti d’Olanda, ed era diventato famoso per i molti miracoli compiuti. Non temeva di provocare la suscettibilità di chi era lontano dalle vie del Signore, Marco d’Aviano, e mai smetteva di richiamare al rigore e allo spirito di santità chiunque se ne fosse allontanato. Grazie alla sua opera di apostolato, grandi folle si avvicinavano al Vangelo. Il suo impegno per una pace salda e duratura è attestato dal modo con cui sempre cercò di promuovere la pace fra gli stati cristiani, in un’epoca in cui l’Europa era attraversata costantemente da ostilità e guerre.  
Nei primi tre giorni di settembre 1683, il cappuccino era a Linz a colloquio con l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo, capo del Sacro Romano Impero, che gli affidò l’incarico di rappresentarlo a Tulln come portavoce nel consiglio di guerra. Il giorno 5, egli sciolse la più grande difficoltà: raccordare il polacco re Jan III Sobieski con gli altri comandanti cristiani. Nessuno riuscì a opporsi alle argomentazioni e alla forza della sua infiammata eloquenza. Fu solo grazie al capolavoro diplomatico del beato Marco, che si poté accelerare la marcia verso Vienna, “almeno dieci giorni prima di quello sarebbe seguito; che se soli cinque giorni fusse tardato, sarebbe forsi caduta Vienna nella mani dell’inimico”, come scrisse egli stesso all’imperatore, in seguito.
L’8 settembre 1683 fu un’intensa giornata spirituale: l’esercito cristiano si fermò a pregare. Padre Marco d’Aviano celebrò con grande fervore la messa per la festa della Natività di Maria, recitò l’Atto di dolore perfetto da lui composto, comunicò i capi cattolici, assolse dai peccati e impartì la benedizione a tutti, compresi i protestanti. Il giorno seguente, Sobieski scrisse alla moglie che padre Marco “… ci ha rivolto un’esortazione straordinaria. Ci ha domandato se avevamo fiducia in Dio. E alla nostra unanime risposta che l’avevamo piena e intera, ci ha fatto ripetere più volte: Gesù, Maria! Gesù, Maria!”.
Con questi gesti, il cappuccino di Aviano faceva sue le parole del beato Innocenzo XI: “In sola spe gratiae coelestis”. (“Nella sola speranza della grazia del cielo”). Entrambi, possedevano un’incrollabile fede nell’intercessione divina e della Beata Vergine.
Il mattino del 12 settembre, prima dell’attacco decisivo, il cappuccino celebrò la messa sul monte Kahlenberg, davanti alla chiesetta semidistrutta di San Leopoldo e, alla presenza dei comandanti, comunicò i cattolici e benedisse i protestanti. La vittoria arrise all’esercito dei liberatori. Al tramonto, l’esercito ottomano aveva abbandonato sul campo ingenti ricchezze e numerosi prigionieri, tra cui cinquecento bambini cristiani destinati a diventare giannizzeri. Essi vennero adottati dal cardinale di Vienna, Karl Leopold

 von Kollonitsch.

 

I trionfi dell’esercito cristiano a Vienna, a Buda e a Belgrado allontanarono il serio rischio di un’islamizzazione dell’Europa. Ma, più che le truppe e i loro comandanti, gli autentici vincitori di quei tempi furono Innocenzo XI e Marco d’Aviano, che tuttavia attribuirono tutta la gloria al cielo e alla Vergine Santa. Proprio in occasione della vittoria di Vienna, il papa istituì la festa del Santo Nome di Maria, che si celebra ancora il 12 settembre.
Il santo cappuccino perorò sempre presso Leopoldo I il decoro delle chiese, l’edificazione di nuovi luoghi di culto e il restauro di quelli andati in rovina.
L’imperatore si fidava ciecamente del religioso d’Aviano, che fu suo confidente e amico per diciott’anni. Nei loro colloqui prevaleva innanzitutto il profondo senso di giustizia di padre Marco, che insisté sempre affinché le milizie della Casa austriaca si comportassero cristianamente col nemico e non commettessero vessazioni e atti crudeli; era contro l’iniquo profitto durante la guerra e l’abuso dei pubblici poteri, e biasimava l’imperatore per le prevaricazioni e “barbare tirannie” talvolta perpetrate contro la nazione ungherese.
Sempre circondato dallo splendore materiale del potere umano, Marco d’Aviano mai accettò vantaggi personali. Visse sempre in grande austerità, indifferente alle ricchezze, ai privilegi e agli onori terreni, anelante di essere ritirato in convento piuttosto che inviato tra i potenti, o fatto oggetto dell’interesse delle folle che lo esaltavano. In lui, tuttavia, prevalse sempre lo spirito di obbedienza ai superiori, e in particolare al beato Innocenzo XI.
Oggi, la cristianità in Europa è a rischio per altri motivi. Possiamo però dire che la ricetta antica è valida tuttora: “Convertitevi e fate penitenza”. È la direttiva che ogni anno ci viene proposta nel periodo di quaresima. L’Europa ha un futuro se riscopre le sue radici cristiane, che sono ancora feconde. Tutti dobbiamo diventare cristiani maturi, cristiani svelti, cristiani disposti a fare sacrifici. I cristiani dei primi secoli hanno rovesciato il mondo antico perché vissero il Vangelo di Gesù nella concretezza della vita quotidiana. Anche oggi è necessario vivere il Vangelo concretamente. E ce lo insegna proprio Marco d’Aviano, che sperimentò in profondità le virtù di fede, speranza e carità, le verità eterne. 
Il giorno della beatificazione di padre Marco, nella sua omelia, Giovanni Paolo II disse ai tanti pellegrini arrivati in piazza San Pietro dalle diverse nazioni con i loro vescovi, e alle autorità civili e militari: “Rifulse per santità il beato Marco d’Aviano, nel cui animo ardeva il desiderio di preghiera, di silenzio e di adorazione del mistero di Dio. Questo contemplativo itinerante per le strade dell’Europa fu al centro di un vasto rinnovamento spirituale grazie ad una coraggiosa predicazione accompagnata da numerosi prodigi. Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l’unità dell’Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d’Aviano ricorda che la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane”.
Il giorno dopo, il Santo Padre rivolse un particolare pensiero ai pellegrini austriaci da me guidati fino a Roma, dicendo che il beato Marco d’Aviano rappresenta, per i cristiani di oggi, un incoraggiamento a difendere e promuovere i valori evangelici in un’Europa di cui dobbiamo ricordare sempre le radici cristiane. Questo è pure l’auspicio del suo successore, papa Benedetto XVI, e il mio desiderio più profondo.
 
                                         Christoph Schönborn
                                         Cardinale di Vienna