Marco d' Aviano e l' 11 settembre per la liberazione di Vienna
Presentazione Cardinale di Vienna
Oltre trecento anni sono trascorsi dallo storico giorno - 12 settembre 1683 - della battaglia che liberò Vienna, e l’Europa, dal grave pericolo che stava incombendo sulla cristianità.
Già dal 14 luglio, le truppe ottomane accerchiavano la capitale del Sacro Romano Impero con il proposito di arrivare a Roma. In quell’assedio, condotto dal gran visir Kara Mustafa, nessuna nazione cristiana era intervenuta.
Solo nel mese di agosto, Papa Innocenzo XI riuscì, tramite un generoso finanziamento, a distanziare il re polacco Giovanni Sobieski III da Luigi XIV, il potente re di Francia, con notevoli sacrifici economici, il Pontefice ottenne che il re polacco si unisse all’esercito imperiale radunato da Leopoldo I, guida dell’Impero. Le truppe cristiane erano composte da circa settantamila uomini, un numero assai inferiore rispetto ai centocinquantamila dell’armata turca. Se l’attacco cruciale non sortì gli effetti sperati dal sultano, il merito va ascritto dunque a Papa Innocenzo XI e al cappuccino Marco d’Aviano, inviato nel mese di agosto dal Santo Padre in qualità di legato pontificio con speciali poteri spirituali. Per anni il frate avianese aveva svolto la sua opera di missionario presso i protestanti di Germania e i giansenisti d’Olanda, ed era diventato famoso per i molti miracoli compiuti. Ecco perché tutti guardavano a Lui con grande speranza. (…)
Il mattino del 12 settembre, prima dell’attacco decisivo, il cappuccino celebrò la messa sul Kalhenberg davanti alla chiesetta semidistrutta di San Leopoldo e, alla presenza dei comandanti, comunicò i cattolici e benedisse tutti i presenti.
La vittoria arrise all’esercito dei liberatori perché, a capo di uno squadrone, Carlo di Lorena riuscì a conquistare alcune posizioni strategiche senza incontrare resistenza, e con la possibilità di colpire alle spalle l’esercito ottomano. Quando, a mezzogiorno, re Sobieski discese con la cavalleria dalla collina del Kalhenberg, i primi a fuggire sui loro veloci cavalli furono i Tartari, seguiti da molti altri soldati dell’armata ottomana.
Kara Mustafa, rimasto con i sui fedelissimi, constatò l’impossibilità di vincere la battaglia, e preferì allontanarsi per raggiungere i confini dell’Ungheria. Al tramonto, l’esercito ottomano aveva abbandonato nelle tende vettovaglie, armi e ingenti ricchezze. Si lasciò dietro pure numerose donne e cinquecento bambini cristiani destinati a diventare giannizzeri. Essi vennero adottati dal Vescovo di Vienna, Kar Leopold Kollonitz, animatore insieme al comandante Ernst Rudger von Staremberg della resistenza durata quasi due mesi.
Il re polacco scrisse a Innocenzo XI le storiche parole: “Venimus, vidimus et Deus vicit” (“Siamo venuti, abbiamo visto e Dio ha vinto”), riconoscendo quindi la vittoria come dono del cielo e della Madonna.
I trionfi dell’esercito cristiano a Vienna, e poi a Buda, allontanarono il serio rischio di un’islamizzazione dell’Europa. Ma, più che le truppe e i loro comandanti, gli autentici vincitori di quei tempi furono Innocenzo XI e Marco d’Aviano, i quali attribuirono tutta la gloria al cielo e alla Vergine Santa. (…)
Cristoph Shonborn
Cardinale di Vienna